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Libertà e passione

 

“Ribelli in fuga”, un libro che affascina e fa riflettere

 

 

Pruneto è un piccolissimo paese, festoso e colorato, incastonato sugli Appennini. Un paesino che vive nella sua pace e dove esiste un gruppo di ragazzi scout ben assortito. A guidarli “il vecchio Gufo”, il parroco del paese don Averno, un giovane uomo brizzolato che, agli occhi dei ragazzi, «sembrava conoscere i segreti del mondo intero. Un padre che non giudicava mai, un amico con cui non si litigavamai, un capo di cui non aver paura mai». Su queste basi, Tommaso Percivale (nella foto a destra) costruisce il suo romanzo Ribelli in fuga (Einaudi Ragazzi, E 10,00) in libreria in questi giorni. Un romanzo appassionante che intreccia la finzione con una storia vera. In anteprima rispetto all’uscita in libreria, abbiamo chiesto a Chiara e Giacomo, due lettori del “Giornalino” con esperienza scout, di leggere il libro e di aiutarci a intervistare Tommaso.

 

 

 

 

«Siamo agli inizi degli anni Venti del secolo scorso» racconta Chiara «quando la quiete di Pruneto è sconvolta dal fascismo che ordina lo scioglimento degli scout e la costituzione dei Balilla. I ragazzi non capiscono bene cosa stia realmente accadendo e si trovano in un mondo che non gli appartiene, fatto di fucili, regole e ordini. Allora decidono di cambiare, di lasciare le loro famiglie e andare altrove». Una decisione sofferta che solo alcuni ragazzi prendono, consapevoli che il loro non aderire ai Balilla ha conseguenze negative per loro e anche per le loro famiglie. «Mi ha colpito molto l’autonomia di questi ragazzi » dice Giacomo «a me non sarebbe mai venuto in mente di lasciare la mia famiglia, ma anch’io lotterei per la libertà mia e dei miei figli. Anche nelle difficoltà si sta insieme per affrontare le situazioni».

 

 

L’osservazione colpisce Tommaso Percivale, autore del libro, che ricorda a Giacomo che le scelte individuali hanno ripercussioni sugli altri, li coinvolgono anche nostro malgrado. Il dibattito si fa acceso e la domanda a Tommaso è: «Cos’è per te la libertà?», chiedono Chiara e Giacomo. «È un respiro di aria fresca», dice Tommaso, «molto difficile da raggiungere e, una volta raggiunto molto difficile da mantenere. E per voi?». «Per me è scegliere senza essere condizionati», dice Chiara, «ma non solo fare una scelta diversa in modo che gli altri pensino: “Oh, lui sì che è libero”. Credo significhi essere consapevoli delle conseguenze delle scelte, accettarle e eventualmente, affrontarle». «Per me», le fa eco Giacomo, «è un modo di crescere che assomiglia all’autonomia, che tiene conto anche delle leggi, che rendono liberi tutti». Si vola alto nei ragionamenti che nascono dall’avventura che Tommaso ha raccontato con sapienza e brio.

 

Una storia da raccontare

 


La storia» ci racconta Tommaso «l’ho trovata quasi per caso, facendo delle ricerche. Ho scoperto questa legge fascista che aboliva lo scoutismo e ho trovato una storia vera che andava raccontata. In Lombardia, durante il fascismo c’è stato un piccolo gruppo di scout, le “Aquile Randagie”, che hanno vissuto un’esperienza di libertà e qualche traccia di eroismo che ho messo nel libro». Una storia vera alla base di un racconto pieno di avventura con personaggi che si stampano nella memoria dai coraggiosi Gianni, Andrea e Ines a Ciccio, ragazzo che paga le sue scelte e la simpatica Etta, mascotte del gruppo. «Io ho scoperto lo scoutismo fuori tempo massimo» dice Tommaso «ma ne sono stato affascinato. Io volevo fare una storia di sopravvivenza, di vita dei boschi ma i personaggi hanno iniziato a vivere da soli». E ne è uscita una storia che parla di libertà e delle risorse che ogni ragazzo può avere. Una storia dove si respira aria fresca.

 

Stefano Gorla

 

 

 


 

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